Numa Celio: ricordi di un pionere dell'hockey

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07.11
È stata una delle bandiere storiche dell'Hockey Club Ambrì Piotta, di cui è stato, oltre che brillante giocatore, assistente coach, allenatore, membro di direzione e presidente per diversi anni. Numa Celio, ha avuto la passione del disco su ghiaccio, l'amore per il suo villaggio e la Leventina nel sangue.

Ecco il suo racconto:

"Mi ricordo da bambino, quando giocavamo sulla strada cantonale, l'impressione che avevo nello scoprire questo nuovo sport invernale. La prima squadra esordì giocando su una parte del campo da calcio sgomberato dalla neve in zona Cava, che corrisponde all'attuale posteggio della Valascia.

Era il periodo natalizio del 1937 ed io guardavo con ammirazione quei giovani - come Gino Gobbi, Neno Guscetti, Franco Croce, Sergio Beffa, Renzo Peverelli e René Juri - che si allenavano dopo aver preparato la pista con la pompa anti-incendio. In quegli anni eravamo tutti dei pionieri: chiunque poteva dare una mano, magari a ripulire la pista con le scope

L'Ambrì ha rappresentato per me la gioia di ritrovarsi in gruppo, assieme agli amici. Una passione per il gioco che, anche quando non c'era il ghiaccio, ci spingeva a giocare perfino sopra la neve. Mi è rimasto un senso di orgoglio perché, nel mio piccolo, ho contribuito anche io alla nascita della pista e poi alla trasformazione in uno stadio più moderno, alla costruzione della buvette e delle tribune.

Per il nostro villaggio di Ambrì l'hockey è stato un vero e proprio motore di sviluppo economico e sociale, soprattutto dagli Anni Cinquanta agli Anni Settanta quando la gente a cominciato ad arrivare da ogni parte del Ticino e anche da altri Cantoni per seguire le partite. Vi erano numerose famiglie che poi si fermavano nei bar, nei ristoranti, non solo del paese ma di tutta la valle, scendendo verso Biasca e Bellinzona. Questo anche perché, a quei tempi, quasi tutti i giocatori abitavano nelle vicinanze e, a differenza di oggi, si vedevano facilmente in giro nei locali pubblici dopo le partite.

Sul piano sportivo, ancora oggi provo una certa emozione nel pensare di aver giocato assieme al più grande giocatore straniero che ha indossato finora la maglia dell'Ambrì: il canadese Bob Kelly che, dal 1953, per cinque stagioni consecutive deliziò con la sua classe e la sua grandissima personalità non solo i tifosi ticinesi, ma tutte le platee svizzere. Bob Kelly è stato il primo vero mito dell'Ambrì, seguitissimo dal pubblico che ama la squadra, ma vuole anche qualcuno da osannare.

Ho l'impressione che questo aspetto sia andato perso negli ultimi anni. Da un lato il pubblico è stato un po' "viziato" dal sempre più grande numero di stranieri che militano nel campionato. Dall'altro questi giocatori emergono molto meno rispetto al collettivo. Per me questo è un buon segno, poiché dimostra anche il miglioramento della qualità dell'hockey svizzero e dei nostri talenti. Il pubblico, però, reagisce spesso negativamente perché ha più difficoltà ad appassionarsi e a identificarsi nei fuoriclasse stranieri.

I tifosi sono la linfa della squadra, ma sono diventati anche molto esigenti. Quando l'Ambrì militava in Divisione nazionale B avevamo sempre almeno 4 mila spettatori, mentre adesso bastano poche partite perse per far scendere il loro numero a 2 mila affezionati. Sicuramente è colpa anche del danaro, che domina ormai su tutto e avvantaggia chiaramente le grosse squadre di città come Zurigo, Berna o Lugano. Ma, forse, proprio questo rende ancora più simpatica e straordinaria la sfida dell'Ambrì, che ancora oggi rimane un piccolo Davide capace di tener testa a tutti."

Numa Celio
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